| Salve
a tutti sono ad Atyrau in Kazakistan. Dopo 10 giorni di viaggio siamo
entrati in Asia, oggi abbiamo fatto frontiera tra Russia e Kazakistan 6 ore, dopo
avere traghettato per due volte su vecchi barconi fatiscenti. I
primi cammelli ci hanno confermato che la vecchia Europa era alle spalle. Il contakilometri
segna 6029 km ero partito da casa con i numeri fermi a 1596 quindi 4500 km fatti.
Uscendo da casa mi ero quasi messo a ridere, a Pechino mancavano 14000 km, ma
ora che siamo in viaggio tutto sembra piu' reale. Man mano che ci si sposta
ad est, dopo l'Ungheria, entrando in Ucraina, abbiamo trovato una realta' che
ci ha riportato indietro di anni. A tratti se si esce dalle grandi vie di cumunicazione
il tempo sembra che si sia fermato: tutto sa di vecchio, le stesse persona stentano
a ridere e' la prima riflessione che ognuno di noi ha fatto. Quello che invece
ci aiuta a superare tante difficolta', specialmente di burocrazia, e' che siamo
campioni del mondo di calcio, e allora con un Del Piero e un Cannavaro anche gli
intransigenti militari si rendono disponibili............. vai a capire come gira
il mondo. Ad Atyrau siamo stati ospiti di Massimo di cui il fratello Stefano,
scambiando e-mail su un sito mi ha dato l'indirizzo, non ci conosciamo e non ci
siamo mai visti. Massimo gestisce degli hotel frequentati da personale italiano
e straniero che lavora all'estrazione di petrolio, non dico che sconto ci ha fatto,
ma e' stato talmente gentile che mi ha fatto guadagnare 1000 punti di stima nei
confronti degli altri. E' stato un momento piacevole, come quello di due giorni
fa quando cercando un albergo in Russia siamo capitati in un hotel dove era in
corso una festa di matrimonio. E' stato un caos, tutti che volevano fare foto,
le ragazze le abbiamo lasciate sfilare, avevano i requisti, gli altri no anche
perche' il gomito era abbastanza alto. Morale della favola: non ci hanno accettato,
la scusa che erano senza posti.............. ci abbiamo riso su. Domani puntiamo
a sud verso l'Uzbekistan, 850 km di nulla, gia' questa sera ci hanno detto che
e' meglio se camminiamo in fuori strada, l'asfalto in pratica c'e ma e' tutto
una buca. Abbiamo imbarcato tanta benzina, quella che si trova e' a bassi ottani
e di sicuro si dormira' in tenda se doveva essere avventura credo che e' giunto
il momento e personalmente non mi dispiace. A proposito la moto e' quanto di meglio
potessi avere, tanti km in situazioni difficili ma scendo la sera e sarei pronto
a ripartire. Ciao
alla prossima
Ci
eravamo lasciati da Atyrau dove l'amico Massimo ci ha trattati da signori. Primi
90 km normali, tanto caldo e polvere, poi inizia la strada ovvero quello che resta:
buche e buche, ai lati deserto, alcuni di noi viaggiano in fuori pista, ci si
diverte e si evitano buche a non finire. Primo problema foratura all'anteriore
della moto di Carlo, sostituiamo la camera e si rparte. Giungiamo a Makat, le
taniche sono piene di benzina da qui' in avanti non sappiamo cosa ci aspetta.
Dopo 20 km inizia il tratto sabbioso, alcune piste seguono la ferrovia, dopo un
consulto si parte, io vado avanti con la Kappona non posso permattermi di viaggiare
sotto i 70 Km\h, mi diverto anche se ho le valige che mi appesantiscono, basta
aumentare il ritmo e tutto va alla grande. Dopo 20 Km mi fermo aspetto una mezz'ora,
degli altri nessun segno di vita. Lascio la pista lungo la ferrovia e vado ad
est dove in lontananza c'è una stazione di pompaggio di metano, tornare
indietro non ha senso sprecherei solo la benzina che insieme all'acqua è
il bene prezioso.
Arrivo
al paese di Opornyi. Prima becco un cratere, la moto rimbalza come una palla,
nell'impatto la valigia sinistra si stacca, io atterro con il freno posteriore
bloccato, un'altra serie di buche davanti a me me lo impone, la moto s'intraverse
più volte ma mi fermo in piedi, io ci ho messo del mio ma il lavoro più
grande lo hanno fatto le sospensioni. Mi faccio un giro in questo luogo di nessuno
per farmi vedere dalla gente e lasciare una traccia per i miei amici, poi decido
ho benzina e vado a Bejneu, sempre su una pista polverosa. Quando ritrovo l'asfalto
mancano 20 km, mi fermo per chiedere ad un camionista. Vadim, questo è
il suo nome è un tipo sveglio parla il tedesco, io no ma ci capiamo, mi
offre un the accetto volentieri e come è nella tradizione araba devo accettare
3 volte. Arrivo in città e cerco un albergo, quì l'unica lingua
che si parla è il gesticolare, la padrona dell'albergo vuole i Teng la
moneta kazaka, ne ho 2000 ma non posso pagare devo mangiare. Allora gli consegno
il passaporto in mano con 30 dollari, il doppio di quello che mi costa la camera,
è di coccio non ne vuole sapere, per fortuna arriva un ragazzo che parla
inglese e allora capisce che l'indomani vado in banca a cambiare e comunque senza
passaporto non posso scappare. Sono in camera con un capitano dell'esercito
kazako, non parla inglese e allora per farmi sentire a mio agio mi da la rivista
Playboy in russo almeno guardo le foto. L'hotel non ha docce, solo bagni in comune
e un lavabo in camera che uso come una doccia, dopo tanta polvere e sudore mi
sembra il minono delle pretese. Otto del mattino mi reco all'incrocio, dopo
un'ora arrivano gli altri, non hanno fatto la pista si sono insabbiati tranne
Maurizio, ed hanno caricato le moto, sono arrivati al paesino alle nove di sera
quando ero 120 km più avanti. Ancora pista, giungiamo in frontiera
kazaka. In un ora passiamo dall'altra parte, quando ci accorgiamo che uno del
gruppo non ha il visto per l'Uzbekistan, grande problema. Il capitano non ci fa
passare dormiamo in tenda nella terra di nessuno in una frontiera dove è
un cumolo di rifiuti. All'indoma entriamo in Uzbekistan, ma il nostro amico resta
alla stazione militare ne avrà per 3 giorni quando ricevuto il visto dall'Italia
ci raggiungerà a Samarcanda. Noi proseguiamo. Asera il gruppo si divide
di nuovo causa due forature di una jeep, dormiamo a 2 dollari con doccia e sauna
e mangiamo per quattro. In mattinata tramite SMS ci ricompattiamo
io e altri tre saliamo al lago Aral, o quello che resta di una delle catastrofi
ambientali del 20° secolo, quando i russi hanno deviato il corso del fiume
per irrigare la parte sud di questo paese. I relitti dell'imbarcazione danno l'idea
di tristezza, ferraglie che sono lì per souvenir. Appuntamento a Kiva
arriviamo sul tardi oramai siamo nell'atmosfera tipica delle città che
erano sulla via della seta. Un giro mattutino al mercato e via verso Bukkara.
Fa caldo per noi in moto è dura viaggiare a temperature di 40°, ma
il problema più grande è trovare benzina. Facciamo due rifornimenti
da privati travasando bottiglie di carburante che paghiamo con un 20% n più.
Quando giungiamo a Bukkara il sole è appena tramontato ma l'atmosfera che
ci circonda è quella dei paesi asiatici, ritmi diversi e musica e colori
tipici. La sosta a Bukkara ci da la possibilità di controllare le moto,
abbiamo percorso piu' di 7000 km, personalmente sostituisco l'olio e i filtri
una controllata alla carrozeria e una rigenerata alla catena, la moto non presenta
nulla fedele compagna di viaggio. All'indomani ci trasferiamo a Samarcanda
io e Maurizio facciamo un percorso diverso quando giungo di fronte al Ragistan
i ricordi mi assalgono sei anni fa ero passato da queste parti ma è come
se fosse la prima volta, il complesso fatto costruire da Tamerlano riempiono gli'occhi.
Ciao alla prossima
Salve
a tutti; scrivo da Turfan, siamo al
nord della Cina in un oasi desertica, ci siamo arrivata dopo aver tagliato da
sud a nord il deserto del Talamaklan, tanto osannato da Marco Polo nel Milione,
600 km di nulla, dune nelle dune con una sabbia simile al borotalco.
Ci eravamo lasciati da Samarcanda, trasferimento a Taskent poi all'indomani siamo
giunti ad Osh la prima città Kirghisa prima di giungere a Sary-Tash e dopo
90 km al confine tra Kirghizistan e Cina. Niente di speciale se non un militare
che dovrebbe aver visto il film di Trosi e Benigni " Non ci resta che piangere",
prima mi ha chiesto come mi chiamavo per tre volte poi mi ha chiesto dove andavo,
la moto non induceva a dubbi ero al confine in ingresso al suo paese, alla seconda
volta gli ho detto che aveva la testa dura e allora mi ha lasciato andare erano
circa le nove di sera. Lasciata Osh ci siamo arrampicati sulle montagne, all'asfalto
si è sostituito un fuori strada terribile. Più andavamo avanti più
la polvere alzata da vetusti camion, che resta difficile capire come possano stare
in strada per lo più stracarichi all'inverosimile, includeva alla prudenza,
questo per la guida. In realtà i colori e i tipici abiti indossati da questo
popolo hanno riempito gli occhi di immagini straordinarie. Le prime gher, le capanne
di origine mongola usati da questo popolo nomade riempe le vallate, è un
mosaico straordinario di tanti punti bianchi sparsi qua e là. Non so fino
ad oggi quante foto ho scattato per fortuna che uso una fotocamere digitale, la
tentazione di premere il bottone è tanta l'avrete capito, questo paese
mi ha affascinato. Superato un passo a 3800 mt, si sono presentati ai nostri
occhi le montagne più alte di questa land il picco Komunist e Lenin con
le vette che superano i 7000 mt con ghiacciai perenni. A Sary Tash abbiamo fatto
benzina o meglio quello che ci veniva offerto, 80 ottani, per fortuna la Kappona
ha la possibilità di modificare l'accensione. La donnina che ci ha venduto
la benza era di un diffidente che rasentava l'incredibile, la misurazione della
benzina con il conta gocce, i soldi mostrati al sole più di una volta........
non so che dire..... si commenta da solo. Alla cinque siamo giunti al confine
con la Cina, più che una frontiera abbiamo trovato un caos impossibile
da quantificare, un numero infinito di camion parcheggiati senza senso, a quell'ora
solo a noi ci è stato permesso di passare. Il militare ha registrato il
nostri passaporti su un quaderno, il pensiero che mi è passato alla mente
è che alla prima occasione quel foglio sarebbe servito per accendere il
fuoco, il raffronto con il nostro mondo è stato immediato. Una sbarra
abbassata ci ha bloccato per più di mezz'ora prima che arrivassero 2 militari
che ci hanno condotto alla dogana. Con noi anche un ragazzo e una ragazza israeliani
raccattati in frontiera bisognosi di un passaggio. In
un momento, grazie alla nostra guida siamo, motociclisticamente parlando, diventati
cinesi, con il cambio targa, la patente e il libretto delle moto. Parte di noi
ha proseguito per Kashgar, io ed altri, dopo un cambio di una gomma, abbiamo dormito
in frontiera. La qualità dell'igiene di quello che poteva definirsi un
albergo, mi ha indotto a dormire in tenda. Di buon mattino ci siamo messi
in marcia per raggiungere gli altri, arrivati a Kashgar abbiamo proseguito per
il lago Karakul, alcuni sono restati in città, i 9000 km sulle spalle cominciano
a pesare. Il caldo a caratterizzato il primo tratto dei 250 km, poi come siamo
saliti di quota sia la temperatura che l'habitat si sono modificati: laghi dal
colore blu scuro, vette innevate dei monti Muztagh (7546 MT) e Kongur (7719 mt)
che si specchiano dentro. Giunti
al lago Karakul, c'è chi ha optato per dormire nella gher, io e George
in tenda, dopo una cena in stile cinese, siamo andati a letto con il vento che
faceva da padrone, ho dovuto mettere i tappi negli orecchi altrimenti avrei passato
la notte in bianco. All'indomani rifatti i bagagli siamo saliti verso il punto
più alto di questa strada che collega la Cina al Pakistan, 4076 mt. Ho
visto per la prima volta lo Yak questo buffo animale, almeno per me, mi da l'idea
di un vecchio con la barba. Siamo rientrati a Kashgar, concedendoci un meritato
riposo. Il giorno successivo, era domenica, ci siamo recati al Bazar all'aperto
che si tiene fuori città, la compra vendita riguarda gli animali. Descrivere
questo ambiente e come pensare per la prima volta di esebirsi agli anelli. La
confusione la fa da padrona, animali di tutte le specie, con gli asini a focalizzare
l'attenzione, sembrerà strano ma questo animale in questa parte di mondo
resta il locomotore più usato a volte uno dientro l'altro con carretti
stracarichi, sembramo dei Tir antidiluviani. Comunque abbiamo assistito a scene
da altri tempi con il sensale a mettere d'accordo il venditore e l'acquirente,
una stretta di mano a sancire l'affare fatto. Il pomeriggio l'abbiamo trascorso
al Bazar cittadino, come nella tradizione c'è di tutto, ora anche la parte
HI-FI, con relitti di apparecchiature con più di trenta anni e l'ultimo
grido della tecnologia, con la televisione a farla da padrone. Abbiamo lasciato
Kashgar di buon mattino, l'itinerario era per passare da nord, la guida senza
darci spiegazioni ha detto che era da evitare questa zona, ordini dall'alto, e
così siamo scesi a sud. Al secondo giorno abbiamo bloccato il centro di
Hotan, famosa per la produzione di giada, la curiosità dei locali ha fatto
prendere d'assalto le moto, abbiamo lasciato la guida e il suo aiutante a fare
da guardiani. Un salutone da Turfan alla prossima Giampiero ciao
a tutti Lasciata Turfan
ci siamo diretti a Shanshan per visitare le grotte dei 100 Budda, affreschi in
pareti di arenaria ,
abbiamo avuto la possibilitaf di fare del fuoristrada, in serata eravamo
a Anxi dove abbiamo sostato 2 giorni. 160 Km ci separano da Dunhans che raggiungiamo
percorrendo una lunga lingua dfasfalto in pieno deserto, a tratti spremo
la Kappona a oltre 200 km/h. Le 470 grotte di Mogao sono una chicca peccato che
non si possa fotografare, grotte artificiali riccamente affrescate. Nel pomeriggio
visitiamo la lingua di deserto che si estende per chilometri, non possiamo entrare
con le moto perche tutto il parco è interdetto. I cinesi hanno creato una
sorta di attrazione consumistica
con un oasi artificiale e un castello che si può visitare con il cammello
o mezzi elettrici. Con le moto confinate nel parcheggio e impossibilitati di scorrazzare
sulle dune ho optato per il deltaplano a motore un emozione nell'emozione....
Siamo scesi a Xining , questa parte di Cina è all'embrione dello sviluppo.
Come si resta in pianura prevale la presenza di popolazione mussulmana con le
sue tradizioni, persone con caratteri euro-asiatici, poi come saliamo di quota
, oltre I 3000 mt, come per magia tutto cambia, dall'habitat ai lineamenti somatici.
Tibetani di chiara fede buddista, capanne ad esaltare le Verdi vallate popolate
da Yak, non manca il fuoristrada. Sono due giorni che viaggio afflitto da un mal
di denti, che cerco di curare con antibiotici e analgesici, la tentazione di andare
da un dentista è tanta, gli studi sono tanti come I gommisti lungo la strada,
certo l'igiene è un deterrente..... All'indomani ci rechiamo al lago
Qinghai, il più grande lago salato della Cina. E' una giornata di pioggia,
la visita a monasteri buddisti ripaga il disagio. Il monastero Taer è
un luogo di culto incastrato tra le montagne. Folle di turisti si mescolano ai
fedeli. Poi è la volta di Labrang, il più famoso monastero lamaista
al di fuori del Tibet: 1200 sono imonaci che ci vivono. Due giorni di trasferimento
ci portano a Xian, famosa per l'esercito di terracotta, risalente a 2000 anni
fa. La pioggia ci accompagna per tutto il viaggio, nel primo giorno perdiamo cinque
ore, prima che due ruspe ed un esercito di operai (uomini e donne) sgombrino una
frana. Nel secondo giorno un camion di traverso provoca una fila di 15 km, tanti
mezzi in entrambi le corsie, non resta che passare ai lati. Con una borsa tocco
un auto e finisco dentro uno scola acque in cemento, risultato una freccia rotta,
niente di grave. Da Xian ef tutto a risentirci da Pechino Salve
a tutti da Pechino Sono arrivato ma e' stata dura. Ci eravamo lasciati
da Xian il resto della strada per arrivare prima a Pintiao e poi a Pechino non
doveva essere piu' la normale ,che ci ha torturato per 4000 km, ma prendere l'autostrada
e' un impresa perche' proibita alle moto e cosi' e' diventato un slalom ai caselli
dove si dava l'abbocco a passare ad uno per poi deviare all'ultimo momento su
un altro eludendo i casellanti. La pioggia ci ha accompagnato fino a Pintiao,
dove la vecchia citta' confinata in mura secolari resta chiusa dalle otto del
mattino alle otto della sera, abbiamo preso un hotel al centro. L'indomani
abbiamo trascorso la giornata a fare i turisti tra shopping e stranezze cinesi.
Abbiamo incontrato Giorgio Bettinelli da anni globe trotter su 2 ruote, si e'
stupito che stavamo viaggiando in Cina con la sua due ruote bloccata ad in porto
a 150 km da Pechino. Ancora autostrada la meta e' Bodaling per ammirare la
Muraglia, all'uscita dell'autostrada, in cui siamo entrati con lo stesso stratagemma,
abbiamo incontrato Mario un ragazzo tedesco che in autostop sta compiendo il giro
del mondo. Mi ha chiesto un passaggio e cosi' prima verso la Grande Muraglia poi
fino a Pechino. Qui' ha inizio un'altra favola, quella che non si va oltre
il terzo anello della tangenziale con le moto, sfidanto tutti e tutto ci siamo
avvicinati al centro precisamente a piazza Tien amen, sorvegliatissima l'abbiamo
attraversata di sera e abbiamo preso un hotel a 400 metri dalla stessa, con la
soddisfazione e un pensierino che ci ha accompagnato tutta la notte. Si quello
di mettere le ruote sulla piazza e immortalarla, mai prima qulcacuno l'ha fatto.
La domenica mattina siamo entrati in piazza Tien amen sotto lo sguardo stupito
dei passanti e i poliziotti, abbiamo immortalato le moto e noi tra i monumenti,
quello con l'ingresso alla Citta' Proibita resta, credo lo scoop piu' grande,
ne sono orgoglioso, in tanti avevano detto non si puo', ed invece eccomi qui ha
sprizzare contentezza dopo 16000 km mi sembrava la giusta ricompensa. Il resto
della giornata l'abbiamo passata visitando la Citta' Proibita dove all'ingresso
l'immagine di Mao troneggia sublime. Ma non ci siamo accontentati l'indomani
e' stata la volta delle riprese, girando intorno a Tien amen abbiamo filmato noi
e le moto, prima che i poliziotti ci bloccassero e allora facendo il tonto, ma
il ragazzo che parlava inglese chiedeva con insistenza chi ci avesse dato il permesso,
ed io ad insistere con la targhetta dell'hotel che volevamo tornarci, e' stata
una bella lotta ma l'ho sfinito e ci ha lasciato andare. Cinque del mattino
del 5 settembre sveglia alle quattro e partenza per Tiajn il porto a 150 km da
Pechino e' stato l'atto conclusivo di un viaggio da i mille risvolti. Quando la
porta del container si e' chiusa ho ripensato al sabato che ero partito da casa,
un sogno diventato realta'. Non resta a questo punto che dare la parola ai
numeri. C'e' una cosa che non ho tenuto ad evidenziare in questi giorni, purtroppo
al terzo giorno di Cina una delle nostre Jeep e' stata coinvolta in un incidente
in cui e' morto un ragazzo di 17 anni, questo ci ha stravolto i piani di viaggio,
ma sarebbe il meno purtroppo un vita se ne e' andata. Il contachilometri alla
fine del viaggio segnava 17738 ero partito con 1576, 16162 i km percorsi, ho effettuato
con un litro di benzina 16, 3 km sempre con le valige al seguito, 30 kg di peso,
ho consumato 995 litri di benzina, 8 paesi attraversati con temperature che hanno
toccato i 42 gradi e i 7. Ho messo le ruote ovunque su piste e sabbia compresa,
2 cambi di olio, visto il costo in Cina e' molto favorevole, una lode alle coperture
Pirelli Scorpion quelle di serie e' vero il post. E' arrivato a Pechino come una
slick ma mai mi ha abbandonato l'anteriore poteva andare ancora per altri 3000
km. Poi lei, la moto, non ho parole credo che non devo aggiungere nulla di mio
se no che dopo giornate faticose in fuoristrada oltre 450 km percorsi alla sera
non mi sono mai sentito stanco, risultato di una grande componentistica a partire
dalle sospensioni, il motore ha birra da vendere. L'unica modifica fatta alla
moto e' stata la griglia del radiatore e una taratura piu' dura dell'ammortizzatore
posteriore. Tutte quelle sirene che prima di partire mi aveva messo in guardia
da possibili problemi sono smentiti, la frizione che mi era stata decantata come
il male possibile non ha dato il minimo problema, ho contato un giorno solo in
Kirghistan oltre ottocento cambiate, non penso a tutte quelle del viaggio.
Sono caduto una volta quando sono finito nello scola acque di una strada a bassa
velocita', in verita ho accompagnato la moto dentro senza avere il minimo problema
se non la rottura del vetro della freccia, quindi per concludere la Karotona e'
promossa a pieni titoli. Poi ci sono io che ho creduto sempre nelle mie possibilita'
mettendo a frutto l'esperienza, sia quando ho dovuto fare il gommista sia quando
con un altra moto in panne ho risolto un problema elettrico che vedevo dura risolvere
dove eravamo. Ma l'attenzione maggiore e' stata quella di aver voluto carpire
e fare piu' esperienza possibile da questo viaggio quindi per concludere se si
vuole usare un eufemismo posso dire: Missione Compiuta. Ringrazio tutti coloro
che mi hanno aiutato in questa impresa non faccio nomi ne elenchi, c'e' chi ha
creduto in me e chi mi ha supportato moralmente, anche questo e' parte integrante
del viaggio. Questa sera salgo sull'aereo felice di essere arrivato qui in
moto, una grande passione oltre ogni confine, come qualcuno ha voluto scrivere,
una frase che calza in tutto. Un ciao a tutti e grazie ancora.


ecco
le foto http://www.ktm.it/Notizie.211.10.html
www.tenerside.it
http://www.vivishanghai.com/content/view/160/128/ Scrivetemi!
 |