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RESOCONTO VIAGGIO 1^
PARTE
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Siamo partiti
da Caracas il giorno 28, con ritardo, la mattinata si era persa per
le ultime formalità doganali. Viaggio bagnato viaggio fortunato,
se e' vero abbiamo iniziato bene. La pioggia che ci ha accompagnato
nei primi giorni venenzuelani è stata di tale intensità
da costringerci a viaggiare sempre con l'antipioggia!!! La prima sera
ci siamo fermati nella città San Carlos. Allagamenti lungo
la strada hanno fatto da contrasto alla chiusura della campagna elettorale,
con tanta gente in piazza e non solo. La città di Valencia
bloccata, autocarri, bus, macchine stracolme di persone, tutti per
sostenere il candidato locale quale Governatore della regione. Il
nome è tutto un programma IL POLLO. Questo è il nome,
gli slogan recitavano "Il pollo voy" che tradotto recita
il Pollo và Poi a San Carlos l'epilogo tutti in piazza con
il candidato che è partito piano poi
in un escalation verbale di tono e di voce che ha galvanizzato la
piazza, in Sud America questa è normalità.L'indomani
abbiamo raggiunto Merida sulle Ande a 1770 mt, dove la teleferica
più alta del mondo(arriva fino a 4750) ci ha regalato vedute
meravigliose per poi riportarci alla realtà. |
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La
notizia avuta al rientro in albergo che la frontiera l'indomani sarebbe
rimasta chiusa per le elezioni, ci ha fatto caricare tutto sulle moto
e ci siamo messi in marcia per la Colombia. Dopo aver valicato un
passo oltre i 2500, sempre in compagnia della solita pioggia, abbiamo
raggiunto San'Antonio punto di confine. La Colombia ci ha accolto
con formalità doganali molto rigide. Alle 9 della sera eravamo
in albergo a Cucuta grazie all'aiuto di Pablo incontrato per strada
insieme alla ragazza Yuri su un minuscolo scooter. Siamo andati a
cena insieme in un ristorante all'aperto con musica tradizionale e
gente che ballava in allegria. Rientrando alle 24, la cosa ci ha fatto
subito riflettere sulla situazione colombiana, contraddizione che
ci ha accompagnato fino ad oggi, percepiamo una situazione particolare
per la presenza dei militari lungo le strade ma per il resto tutto
ci appare normale, da parte nostra non ci lasciamo prendere la mano
nel senso che procediamo sempre con cautela. All'indomani salutato
Pablo siamo saliti verso Bucaramanga, valichi oltre i 3000 mt. A Pamplona
ci siamo fermati per una bevuta ed è stato un bagno di folla,
era la festa per il 450° aniversario della costruzione della città,
tutti a fare le foto con le moto, i bambini i piu' gettonati, per
la gioia dei fotografi locali, tanto lavoro in poco tempo non capita
tutti i giorni. Abbiamo pernottato a San Gil un paese dall'aspetto
coloniale, all'indomani abbiamo raggiunto Villa de Leiva, una delle
piu' belle citta' coloniali della Colombia. Imilitari ci hanno dato
il permesso di sostare in piazza e fare le foto di rito, solo per
15 minuti, esserci spacciati per "periodista" (giornalisti)
ci ha aiutato. La Signora dell'hotel DINO'S, forse in ricordo di qualche
amore italiano, come mi è capitato un'altra volta in Sud America,
ci ha rilegato in una camera con veduta sulla piazza. Il pomeriggio
abbiamo bivaccato per la città' facendo i turisti. Ieri siamo
scesi verso Tunja (Tunca) lasciando la via principale per Bogotà,
ci siamo diretti alla Laguan di Guatavita, gli ultimi 50 km in fuoristrada,
purtroppo chiusa per un progetto di riambientalizzazione, abbiamo
forzato la mano ma non ce' stato nulla da fare. La Guardia Forestale
ci ha detto di tornare il 15 di dicembre quando avverra' la nuova
apertura. Ci siamo diretti a Zaraquirà una localitò
famosa per la presenza di miniere di sale, ma il vero capolavoro è
la Cattedrale di Sale un opera che raccoglie le stazioni della Via
Crucis, per poi terminare nella Cattedrale ubicata a 150 mt sotto
l'ingresso principale. Questa e' in grato di contenere 3000 persone,
ora si sta costruendo un Auditórium con 300 posti che andrà
in funzione a breve. La visita dura un ora noi siamo rimasti 2 ore
con la guida Fernanda contenta di averci assistito, il tutto scavato
nella montagna di sale, l'odore agre dello zolfo è una presenza
constante. 30 km ci dividevano da Bogotà, un'autostrada veloce
ci ha consegnato al cuore della città, ci eravamo sorpresi
delle strade colombiane per il fondo stradale in ottime condizioni
con una segnaletica molto curata, ma la viabilita' di Bogota' ci ha
stupiti, sarà per le ampie vie (carretera) che si intersecano
a 90 gradi con le Calle e il sistema di trasporto degli autobús
che rendono tutto piu' facile, certo un raffronto con le nostre città
e' la cosa piu' inmediata, Bogotà di Sante Fè, questo
è il nome, conta 8 milioni di abitanti
.
Gli amici del CISP, un'organizzazione umanitaria che opera da anni
in Colombia, ci ha accolti nella loro sede con un'ospitalità
straordinaria consegnandoci alloggio e parcheggio per le moto, un
grazie all'amico Luigino Ciotti che tanto si è adoperato perchè
questo avvenisse.
Alla próxima puntata da Bogotà Giampiero, Andrea
e Domenico.
RESOCONTO VIAGGIO 2^ PARTE |
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Eravamo
rimasti all'arrivo a Bogotà, dove parcheggiate le moto abbiamo
dedicato 2 giorni alla visita della città, dal museo dell'oro,
dove sono custoditi i tesori dell'era pre-colombiana, alla parte vecchia
della Candelaria tutta in stile Coloniale, per poi recarci con la
teleferica a Monserrat, il punto più alto dove si vede tutta
Bogotà. La sera siamo partiti per Cartagena in aereo, questo
spostamento in aereo era previsto, visto che eravamo entrati da Cucuta
la frontiera a sud, rispetto a quella di Maracaibo, più pericolosa
per la presenza di contrabbandieri, questo ci ha permesso di evitare
la perdita di 4 giorni per l'andare e ritornare a Bogotà.Cartagena
non ha nulla a che fare con il resto della Colombia, con la presenza
di popolazione negra, perchè fino al 1700 c'era un mercato
di schiavi, la temperatura constante vicina 30 gradi, la musica caraibica,
e non per ultimo l'aspetto coloniale della parte vecchia, la rendono
suggestiva all'occhio del turista. Ci siamo concessi un'escursione
di un giorno all'isola del Rosario dove è presente un acquario
naturale, per poi tuffarci nelle calde acque di Playa Blanca. |
| Rientrati
a Bogotà abbiamo deciso di scendere fino al sito archeologico
di San Agustín il più importante della Colombia, certo
le notizie prese a Bogotà avrebbero convinto qualsiasi turista
ad evitare questo spostamento. La strada costeggia il Rio Magdalena,
siamo passati dai 2880 di Bogotà in piena selva, a 100 metri,
per poi arrivare a San Agustin, dopo avere dormito a Nevia.Gli ultimi
anni di questa città sono stati, a detta dei locali, i peggiori,
la presenza della guerriglia aveva cancellato questo sito archeologico
dai tuor turistici. La presenza massiccia dell'ultimo anno ha ridato
una sorta di fiducia a Tuor operator, così ci ha detto Miguel
angel, per 3 giorni nostra guida. Con lui in sella con Andrea abbiamo
fatto escursioni per un centinaio di km visitando tutti i siti limitrofi
a questa città. La sera del secondo giorno, dopo aver preso
notizie presso il posto di polizía locale abbiamo deciso di
avventurarci sulla strada che da San Agustín va a Popayán,
150 km di fuori strada dove la presenza della guerriglia era precedentemente,
una minaccia constante, ora questa è confinata nella selva
per la presenza di postazioni militari lungo la strada. Miguel al
quale abbiamo chiesto di venire non ha mosso ciglio ha detto di si,
allora abbiamo capito che lui era il nostro passaporto. Alle 6 del
mattino abbiamo lasciato la città, Miguel ci ha raccomandato
di nascondere il denaro, cosa che avevamo fatto, e di tenere solo
7-80000 pesos (40 dollari) a portata di mano, quale pedaggio per eventuali
incontri ravvicinati. Siamo saliti a 3000 mt. sassi, buche con acqua,
per la pioggia della notte precedente, dopo 20 km ho forato, abbiamo
percorso 2 km prima di incontrare qualche casa, allora abbiamo sostituito
la camera, l'unico chiodo presente l'avevo beccato io. Al primo controllo
dei militari ci è stato detto che ora la strada era più
sicura, una battuta che la dice lunga, ma ormai eravamo in pista e
siamo andati avanti. Altri 30 km di nulla, i nostri occhi a scrutare
come quelli di un falco l'ambiente circostante, poi abbiamo incrociato
qualche camion e abbiamo capito che tutto volgeva per il meglio. Abbiamo
preso coraggio e ci siamo fermati per fare qualche foto, uno di questi
momenti è stato quando abbiamo incrociato una cartello monitore
per la presenza di mine, (per il sottoscritto dopo le mine della Cambogia
ci sono anche quelle della Colombia) la cosa non precludeva a nulla
di pericoloso, ma questo la dice lunga sulla situazione che si respira
in Colombia. Al primo Pueblo abbiamo salutato Miguel, oramai eravamo
fuori dalla zona pericolo. Alla succesiva postazione militare siamo
stati accolti con i mitra spianati, al momento non avevamo capito
se erano gueriglieri travestiti, o militari, anche questo ci è
stato raccontato come una cosa frequente, ma poi abbiamo capito che
erano preoccupati perche' non pensavano di trovarsi davanti tre italiani
in moto, tutto si è allentato quando mi hanno fatto aprire
le valige posteriori, una serie di Spider Man, acquistati per mio
figlio, li hanno fatti ridere e così ci hanno lasciato andare.
Popayán la città Blanca come la chiamano in Colombia
per il colore delle abitazioni è una citta' viva, per la presenza
dell'università, in questo momento occupata per una protesta
contro la privatizzazione, fuori polizia in assetto antisomossa, visto
che oramai il peggio era passato siamo entrati nel cortile dell'università
una tendopoli e tanta musica per allentare la tensione. Il giorno
seguente abbiamo raggiunto la frontiera con l'Ecuador, durante il
traggito, per circa 70 km ci e' sembrato di essere in Africa vista
l'alta percentuale di popolazione negra, il 90%, questo per dire come
sia complicata la vita in questo paese dal punto di vista sociale.
Le 2 frontiere le abbiamo fatte in un'ora, abbiamo raggiunto il paesino
di La grotta della Paz, a 5 km dalla Panamericana, un luogo dove c'è
un Santuario costruito a ricordo dell'apparizione della Madonna nel
1912, abbiamo dormito alla Casa del Pelligrino, non quella di Padova,
quì è un'altra cosa, vita da Asceti. All'indomani abbiamo
sostato ad Ibarra alla locale Banca Rurale, l'equivalente dei nostri
Banchi del Mutuo Soccorso di 100 anni fa, infatti c'è una cooperazione
tra le Casse Rurali del Bresciano con queste in Ecuador di cui Andrea
e Domenico sono dipendenti in Italia, siamo diventati soci versando
la quota e di 18$ e non per ultimo un'intervista con pubblicazione
sul giornale il NORTE. Entrare a Quito non e' stato un problema, giunti
alla sede della Cassa Rurale siamo stati accolti dal Sig. Giuseppe
Tonello che opera da anni in Ecuador, ormai vive quì la sua
vita e oltre alla cordialità ci ha offerto una chicca per la
serata, invitandoci a casa sua, la chicca era la presenza del Patron
dell'Alpinestar Sante e di Miki Biasion, si proprio lui come vedete
nelle foto. I due sono qui perchè il campione di Rally ha deciso
di voler donare dei gruppi elettrogeni per le popolazioni andine,
una cosa nobile che arricchisce la stima che avevamo per il personaggio
Biasion. La serata è andata avanti fino alle due di notte tra
racconti e risate.
Alla Prossima da Quito Giampiero,
Andrea e Domenico.
RESOCONTO
VIAGGIO 3^ PARTE
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Sono
le 10 del mattino quando mettiamo le ruote a Miraflores il quartiere
di Lima dove alloggeremo. 6700 sono i km percorsi dalla partenza da
Caracas di cui 1200 di fuoristrada. Questi ultimi 13 giorni sono stati
i più faticosi sia per noi che per le moto, in una battuta
abbiamo attraversato le 4 stagioni con passaggi di altitudine da 4600
a 700 mt. Ci eravamo lasciati da Quito la capitale dell' Ecuador dopo
una serata alla grande con Miki Biasion. All' indomani siamo andati
al mercato indios di Otavalo un' esplosione di colori e musica, il
giorno seguente ci siamo dedicati alla visita della città,
per un giorno visto che e domenica, senza traffico, cosa che evitiamo
il mattino dopo quando lasciamo la capitale destinazione il Cotopaxi(trono
della luna) che con i suoi 5897 mt lo rendono il vulcano più
alto del mondo ancora attivo. Saliamo fino al parcheggio a quota 4500mt
140 km di fuoristrada. Con
un particolare.... da un mese gli addetti al parco sono in sciopero,
quando gli parliamo del nostro viaggio ci lasciano andare, evitandoci
di fare un giro strano.Da questa altezza sembra di dominare il mondo,poi
torniamo sulla Panamericana, per pochi |
km, sempre in fuori strada giungiamo alla
laguna dove incontriamo mezzo mondo, una suora italiana con una nipote
in viaggio di nozze, 2 ragazze americane e tedeschi con un fuoristrada
in giro per il sud america per 6 mesi. La sera dormiamo alle pendici
del Cotopaxi fa' freddo e allora accendiamo il fuoco in camera. La
situazione cambia lateralmente il giorno dopo quando scendiamo verso
Puyo, siamo in pieno bacino amazzonico, l'esplosione della natura
è forte e predominante, l'arteria che la percorre è
uno slalom tra buche, sassi, avvallamenti per lo più di pomeriggio
piove e quindi anche il fango diventa un problema. Quando giungiamo
a Macas, siamo accolti come extraterresti, di certo motociclisti di
qua non ne passano e poi con moto dalla cilindrata fuori dal comune,
la risposta è sempre la stessa un CARRO che sta come auto.
Se il caldo è stato il protagonista del giorno prima, il freddo
torna a perseguitarci, sempre in fuoristrada superiamo passi a 3800mt
cascate naturale riversano acqua sulla strada, rendendola scivolosa.
Domenico scivola, grazie alla borsa laterale la moto atterra in modo
soffice, al sera siamo ad Ingapirca, il sito prima Canar e poi Inca
più importante dell'Ecuador. Il trasferimento del giorno seguente
ci avvicina alla frontiera con il Perù e visto che non ci piacciono
le cose facili, entriamo dalla frontiera secondaria, arrampicata sulla
cordigliera, per poi scendere verso l'oceano Pacifico con destinazione
Trujillo. Se fino ad ora non abbiamo sofferto il traffico locale,
da ora in avanti dovremo viaggiare con più attenzione. Il Perù
da questo aspetto e' un caos, tutti che suonano e non si sa a chi
visto che tutti se ne infischiano. I semafori sono un'eccezione, praticamente
è come se non esistessero, i taxi sono i padroni della strada,
quando ne prendiamo uno per recarci a Chan Chan, l'antica capitale
Chimu, i 5 km diventano una telecronaca calcistica. Pablito il conducente
e' un appassionato di football, come esclama lui, va in scena il resoconto
di Italia/Germania e la finale con il Brasile ai mondiali del 70,
manca solo la ola al goal per il resto e' tutta una risata, anche
questo fa parte di questo continente. Il pomeriggio ci rechiamo alle
Piramidi del Sole e della Luna costruite dalla dinastia Moche risalenti
a 1500 anni fa. Molte sono le similitudinI che accomunano questi siti
con altri sparsi per il mondo forse per il fattore comune dell'astrologia
su cui si basa la costruzione dell'edifici. Quando riprendiamo la
Panamericana, l'habitat che ci circonda ci riporta a paesaggi più
familiari di paesi limitrofi al nostro. Fa caldo e intorno a noi dune
altissime con terreno arido senza nessuna presenza di vita, ma non
dura molta. Lasciamo la Pan, come la chiamano qui, ora la strada sale
ed è di nuovo fuoristrada, 160 km da brividi. Il Canon del
Pato è un contrasto di rocce che si staccano verso il cielo
in maniera prepotente. Uno zic zac su una strada dissestata, a tratti
con ponti pericolanti dove non ci capacitiamo quando vediamo passare
quei pochi mezzi incontrati e di sicuro più pesanti, tavole
che si sollevano con buche ovunque, ma la parte più interessante
di questo tragitto sono i tunnel scavati a mano nella roccia. Ne abbiamo
contati 47, a tratti lunghi e con un buio pesto. La sera dormiamo
a Caraz, senza prima aver beccato la solita pioggia. Caraz diventa
la nostra base per 2 giorni. All'indomani raggiungiamo Huraz, famosa
perché base di partenza per escursioni alla cordigliera Blanca.
Poi di nuovo sopra a 4000mt, superiamo la Laguan di Querococha, poi
il passo di Cahuish a 4560 mt , dall'altra parte della galleria, sempre
scavata nella roccIa e dove passa un mezzo alla volta, ci ritroviamo
proiettati nella valle di Chavin, valle per modo di dire siamo a 3145mt.
Chavin e' famosa per le rovine più antiche del Perù,
che fiorì all'incirca dal 1300 al 300 a.C., 2000 anni prima
degli Inca. Il giorno seguente stracarichi come sempre saliamo alla
Laguna di Llanganuco da dove ammiriamo l'Huascaran con i suoi 6768
mt. Gli addetti al parco ci lasciano entrare per una foto ricordo.
Già l'energia elettrica quì non e' arrivata ma la donnina
che posa con noi, in tipica tenuta indios, la vuole per posta elettronica,
contraddizione di un mondo che cambia. Lasciamo Huaraz per la Pan
, ora la strada scende a picco curve contro curve a non finire, poi
una volta sulla Pan non ci resta che raggiungere Lima. Abbiamo portato
le moto ad un lavaggio, domani le parcheggiamo da un amico, l'appuntamento
e' per il prossimo anno, quando ritorneremo per proseguire per Bueno
Aires. A questo punto non resta che passare ai numeri i km gli ho
scritti. Abbiamo scattato tra io e Domenico 1600 foto digitali, io
e Andrea abbiamo scattato 850 dia, abbiamo effettuato circa 7 ore
di riprese, abbiamo dormito in 20 letti diversi, le coperte cambiate
non si dicono scherzo, abbiamo forato 3 volte ma sempre su asfalto,
in fuoristrada non abbiamo avuto il minimo dei problemi con i pneumatici,
considerando che abbiamo viaggiato nelle situazioni più gravose,
per i bagagli dobbiamo una lode alle valige dure anche nelle cadute,
questo quanto.
Da Lima e' tutto hasta luego
Giampiero, Andrea e Domenico |
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