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RESOCONTO VIAGGIO 1^
PARTE
Salve a tutti
Scrivo da La Paz, siamo arrivati ieri in una confusione totale. Ad
EL ALTO, il punto piu' alto della citta', dove convogliono tutte le
strade ci sono ancora problemi legati alle contestazioni delle settimane
scorse, solo tanta roba in strada niente di piu' ma comunque il traffico
è in tilt.
Proprio la situazione in Bolivia ci ha condizionati dal primo giorno
di viaggio, infatti partiti da Lima siamo saliti ad Ayacucho 600 km,
prima Pan-americana poi valichi sopra i 4000 mt.
Un giorno in citta' a fare i turisti poi via verso Abancay 500 km
di fuori pista tremendi. Il primo giorno ad un bivio, per modo di
dire, abbiamo sbagliato strada siamo andati a destra, paesaggi mozzafiato
ma ad un certo punto mi sono chiesto perche' non incontravamo nessuno.
Abbiamo atteso un 10 minuti, al primo che abbiamo incrociato ci ha
confermato che stavamo tornando al punto di partenza.
Da oltre 4000 mt siamo scesi a 2000 mt un'infinita' di tornanti a
zig-zag. Facciamo rifornimento, Maurizio e' avanti lo seguo a un km,
faccio una curva e lo trovo sdraiato con la moto, per evitare una
donnina ha preso una buca, la moto ha qualche graffio ma lui sta peggio,
una forte contusione alla spalla destra.
Rimetto in piedi la moto si riparte a velocita´ ridotta sono
le 5 della sera quando giungiamo ad un piccolo pueblo. Troviamo un
modesto hostal, il padrone gentilmente pratica un massaggio con un
unguento che ha detta sua e' miracoloso, per carita'
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la gentilezza e' tanta ma
l'unguento non ha il potere sperato.
Sveglia presto si parte con Maurizio menomato, un 15 km e foro, l'unico
chiodo l'ho beccato io! Devo fare tutto da solo che faticata, si riparte
ancora polvere, tanta, l'ha mangio tutta io sono le 5 della sera quando
ritroviamo l'asfalto 200 km ci separano da Cusco dove saremo ospiti
di Kike Polake, un amico di Franco Acerbis organizzatore con lui dell'INCAS
Rally, di sicuro ai tempi dello svolgimento una delle gare piu' dure
dopo la Dakar. L'ospitalita' di Kike va oltre ogni aspettativa praticamente
ci mette a disposizione la sua casa e non solo, tutta la famiglia
e' appassionata di moto, le sue 3 figlie e suo figlio praticano motocross
in un campionato nazionale, che dire ci troviamo a nostro agio.
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Vorremmo proseguire per porto Maldonado ma come ho già detto
se la situazione boliviana non si risolve saremmo costretti a cambiare
percorso perdendo dei giorni utili.
Diventa d'obbligo a questo punto visitare i luoghi circostanti partendo
da Machu Picchu come sempre affascinante. Grazie ad alcuni consigli
riusciamo a risparmiare un bel po di soldi, infatti da quando e'
stata privatizzata la linea ferroviaria tutto e' lievitato. All'indomani
riprese le moto facciamo un giro della valle dell'Urubamba Cusco
compresa.
Si parte, e' l'alba e fa freddo. La nostra meta e' Puno sul lago
Titicaca, l'habitat che ci circonda e' bellíssimo monti innevati,
passi oltre i 4000 mt, dove abbiamo l'occasione di ammirare i sbuffeggianti
treni che credo siano tra i piu' alti del mondo.
Giungiamo a Puno che e' ancora giorno, optiamo per dormire oltre
confine. Qui viene il bello ritrovo una situazione che sempre mi
ha accompagnato nei tanti viaggi, quella di mettere mano al portafoglio.
Sono le 7 di sera il militare mi chiede di passare prima in Dogana
, il tizio e' molto gentile ma il bello deve venire, mi puntualizza
che le 2 moto sono a mio nome, io non ci vedo nulla di particolare
ma come giustificare che una persona guida 2 moto? Capisco dove
vuole arrivare mi dice una passa questa sera, per l'altra torna
domani, la lascia qui', di sicuro ci ritrovo solo le tracce delle
gomme.
Mi chiede di trovare una soluzione si certo vado sul brutale quanto
vale senor? 100 dollari mi responde, io offro 30 e no non si puo'
fare, ma per 40 va bene. Mentre mi registra i documenti senza nessun
problema, l'occhio mi cade su un quadro appeso alle sue spalle che
recita : Onesta', Rispetto, Dedizione e amore per la Patria, che
dire, nada.
Ma non e' finita....... c'e' la polizia. Un tizio mi porta nel suo
ufficio con tutto rispetto mi chiede che l'orario di lavoro e' terminato
alle 19 sono passati 15 minuti, non ho voglia di perdere tempo e
cosi' chiedo quanto devo pagare, 25 dollari per la bandiera che
ha alle spalle, per le matite e la carta che usano, "sa - mi
dice - il Governo non ci passa nulla!". Anche 10 anni fa era
la stessa storia ma allora era la benzina l'argomento.
Per fortuna che i boliviani nella loro poverta' sono piu' umili
e cosi' in 10 minuti passa in 3 uffici. 8 km ci separano da Capocabana
famosa per la la Chiesa che tiene, luogo di pellegrinaggio da tutta
la Bolivia, la strada e' stata l'ultima ad essere stata presidiata
dalla gente che contestava il governo e ci sono ancora massi e alberi
per la strada, il giorno dopo torneremo per delle foto.
All'indomani con una barca visitiamo l'isola del Sole e della Luna,
incontriamo un ragazzo di Bergamo da 9 mesi in giro per il Sud -America.
L'indomani trasferimento per la capitale ci fermiamo al sito di
Tawainaco, dove la porta del Sol e l'elemento di primaria importanza,
peccato che la protezione e in ferro spinato non è di certo
un abbinamento sublime.
Alla prossima da La Paz e' tutto.
Giampiero
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RESOCONTO VIAGGIO
2^ PARTE
Salve a tutti ci eravamo
lasciati da La Paz, dopo 2 giorni di riposo e qualche giro
per la citta´per qualche compera, siamo partiti di
buon mattino per il sud della Bolivia. Fa freddo qui, e´
inverno la temperatura sarà di 8 gradi. Arriviamo
a Challapata dopo 300 km, questa è l´ultima
città dove all'asfalto si sostituisce la pista praticamente
da qui´ al confine con il Cile sarà solo polvere.
Tutto in fuoristrada, per lo più decidiamo di percorrere
un via tutta nuova, cioè entrando nel Salar di Uyunj
da nord un percorso non troppo battuto, cosi´ci dicono
al pueblo di Salina di Mendoza dove arriviamo alle cinque
del pomeriggio. Subito diventiamo l´attrattiva del
paese, all'hostal del Municipio Il gestore con gentilezza
ci aiuta in tutto anche a reperire la benzina per il giorno
dopo, pagandola un 30% di più del costo corrente.
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Nel paese non c'é luce e cosi´ nemmeno una doccia per
ripulirci dalla tanta polvere.
Il municipio è l'unico posto che ha energia grazie ad un generatore,
e così il commissario del municipio mi riceve nel suo ufficio
e mentre carico la batteria della fotocamera digitale mi chiede di
tutto, anzi mi fa i complimenti per il viaggio dandomi la piena disponibilità
per qualsiasi problema che possa avere. Ringrazio, non capita tutti
i giorni di essere preso in considerazione specialmente in un posto
sperduto a 3500 mt di questa parte di mondo.
Sveglia alle 6 colazione e via, ancora piste e tanti piccoli puebli,
appena un dosso ecco apparire il Salar 11000 km-quadri di piastrelle
di sale, per me è la seconda volta per Maurizio e' la prima.
L'emozione è tanta
noi e il mondo! Non abbiamo
GPS ne bussola, Maurizio mi guarda per dirmi va avanti tu. Trovare
la direzione non e´ cosa da poco e cosi´ci tuffiamo dentro
a questa lastra bianca infinita, con montagne all'orizzonte di 5000
mt. Dopo un 40 km e tante foto puntiamo verso l´ isola di Incahuasi,
sembra tanto vicina ma saranno altri 50 km. Arriviamo e ci sono altri
turisti con jeep. La domanda e´ sempre la stessa, "avete
il GPS?" NO!
. Lo stupore e´ tanto visto che e´
un accessorio che usiamo nel nostro mondo per girare l´angolo
di casa. L´isola ha dei cactus altissimi addirittura uno di
15 metri, strano come a meno 15 meno 20 gradi si possano trovare queste
stranezze della natura.
Mangiamo qualcosa e via verso San Juan, 10 anni fa non c'era nulla
ora e' un punto di sosta prima di affrontare la parte sud della Bolivia
al confine con il Cile, quella delle Lagune e dei passi a 5000 mt.
Sostiamo all'hostal il Sol della Magnana dove incontriamo 2 coppie
di Argentini in jeep e di sicura discendenza italiana, ed e' subito
festa ci offrono biscotti e caffe', in piu' abbiamo una doccia calda,
alle 6 della sera entra in funzione il generatore fino alle 9,30 dopo
tutti a nanna. Rimaniamo vicino al camino fino all'ultimo legno, poi
a letto fuori sono meno 10 o 15 gradi per fortuna che abbiamo aggiunto
altro antigelo al radiatore.
Dopo un lungo abbraccio con gli italo-argentini si parte per la Laguna
Colorata, controllo dei militari dopo un 50 km, chiediamo informazioni
e becchiamo la pista che va alla Laguna Colorata, da ora in avanti
saremo sempre a oltre 4000 mt per arrivare al Passo del Condor all'indomani
sopra i 5000 mt.
Descrivere questo passaggio fino alla Laguna e come scrivere un qualcosa
fuori luogo per noi abituati ad un altro mondo. Parlare di strade
e' come essere blasfemi, decine e decine di piste che vanno in direzioni
diverse battute da tour operetour boliviani con turisti occidentali.
Ad una delle prime Lagune incontriamo tre ragazzi di Treviso che stanno
facendo un viaggio intorno al mondo in un anno con i mezzi diversi,
facciamo amicizia la sera ci ritroviamo alla Laguna Colorata. I fenicotteri
sono di casa e' strano vedere queste creature venire qui' a riprodursi
con questo freddo. Alle 21 il generatore si ferma e tutti a dormire,
sette sono le coperte che ho sopra nella stanza siamo sotto zero.
Sveglia alle 5 del mattino per gli altri che viaggiano in jeep non
e' un problema ma per noi che siamo in moto
lasciamo perdere,
tanto piu' tardi ci ritroveremo in queste sperdute lande boliviane.
Fa freddo e quanto freddo, sono 4 giorni che viaggiamo in fuori strada
sporchi di polvere, non e' facile salire in moto la mattina e scendere
la sera senza incontrare nessuno. Solo le sporadiche soste in luoghi
dove tutti i turisti hanno la possibilita' di ammirare queste stranezze,
queste bellezze della natura, al passo del Condor troviamo dopo giorni
di viaggio una indicazione a destra si va alla dogana di Apacecha
a sinistra alla Laguna Verde e al confine cileno.
Giungiamo alla Laguna Verde e ritroviamo gli stessi turisti che per
giorni fanno il nostro percorso. Matteo una guida boliviana con orgoglio
ci indica il confine con il Cile, scattiamo le ultime foto in terra
boliviana con il vulcano Lincancabur che con i suoi 5971 mt si specchia
nella laguna stessa.
Dopo 8 km siamo al confine con il Cile, la frontiera e' un posto squallido
2 baracche e una bandiera stracciata dai venti
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Giampiero
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freddi che battono questi luoghi ad oltre 4000 mt.
Il funzionario mi fa notare che qui' c'e' solo l'immigrazione
per la Dogana a riguardo delle moto devo tornare ad Apacecha
a 80 km di distanza. Mi metto a ridere
. gli spiego come
potevo sapere che una frontiera non aveva Dogana o meglio
c'e' ma ad 80 km e sperduta in mezzo alle Ande? Lo convinco
e gli faccio mettere un timbro sul Carnet de Passage suffragio
che le moto sono uscite dalla Bolivia.
Ritroviamo l'asfalto, di botto da oltre 4000º mt ci ritroviamo
a San Pedro di Atacama a 2400 mt, fatta Dogana ci dirigiamo
all'hotel della sorella di Carlos De Gavardo il pilota che
corre con la KTM, questo sempre grazie ad Franco Acerbis,
che mi ha dato l'indirizzo.
Da San Pedro d'Atacama e' tutto al prossimo resoconto.
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RESOCONTO VIAGGIO 3^ PARTE
Salve a tutti
C'eravamo lasciati da San Pedro di Atacama un luogo dove tutto
costa eccessivamente, una Katmandu del terzo millennio
meta di molti turisti, per usare un eufemismo un luogo di fricchettoni,
questo a parte, un luogo interessante. Con le moto siamo scesi
alla Valle della Luna, potrebbe sembrare uno slogan ma il panorama
che si incontra, arido con conformazioni rocciose particolari,
rende l'habitat simile al nostro satellite, stranezze della
natura. Poi siamo andati alla Cordigliera del Sal, nel periodo
delle piogge lo spettacolo è garantito, ora no, siamo
in inverno e di acqua nemmeno una goccia.
Abbiamo dedicato un giorno a rimettere in sesto le moto, un
cambio di olio, una pulita ai filtri dell'aria e un buon martello
per riparare un cerchio della KTM, l'impatto con una pietra
in Bolivia non era stato dei migliori.
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All'indomani si sale al passo
Jama, avremo voluto andare per il passo Sico ma era chiuso per neve,
anche se con altitudine di 4000 mt invece dei 4200 del Jama, la
meta è l'Argentina.
Dopo 40 km la Super Tenerè si ammutolisce, la batteria come
si dice da questi parti "sta muerta", pur di non tornare
indietro decidiamo di proseguire e così la Kappa a modo di
soccorso ACI fa da traino alla Super, sono anni che mi porto una
corda non era mai servita
.. ora si.
Superiamo il passo Jama, poi la strada scende, siamo in fuori strada
e allora diventa difficile viaggiare così, poi di nuovo su,
fa freddo il vento fa sentire la sua forza. Facciamo frontiera con
gli argentini che ci guardano stupidi per lo strano modo di viaggiare,
ma non abbiamo alternativa. Ancora 150 km e giungiamo a Sesques
il primo paesino dell'Argentina, c'è un motel e una stazione
di benzina, decidiamo di passarci la notte, non abbiamo alternativa.
Incontriamo Johnsen un ragazzo statunitense su una vecchia BMW RG
80 da sei mesi in Sud America, è dovuto tornare indietro,
la moto non saliva oltre i 4000 mt, ha fatto delle modifiche alla
cassa dell'aria domani tenterà di nuovo.
La serata la trascorriamo insieme intorno ad una grigliata di carne
e del vino "tinto" il nostro nero.
Il gestore del motel si prodiga per darci il massimo aiuto, ci rechiamo
da un elettrauto in cerca di una batteria, non abbiamo la speranza
di trovarne una per moto, anche quella di un auto va bene poi posizionarla
non è un problema, tutto quello che ha è una batteria
peggiore della nostra, si va a nanna, con il vento che batte con
vigore questa lande a 3800mt.
Ci salutiamo con Johnsen lui verso nord e noi verso sud, entrambi
a cercare di andare avanti, sempre con la Super a traino superiamo
la Grande Salina, una fotocopia del Salar di Ujuny in Bolivia, ma
qui tutto ha le dimensioni più umane, l'orizzonte è
ben definito, in Bolivia no, questo includeva un po' di timore.
Superiamo un passo a oltre 5000 mt, poi in 25 km affrontando dei
tornanti da capogiro, ci ritroviamo a 1500 mt, ancora 60 km e giungiamo
a San Pedro de Jujuy, dove finalmente troviamo la batteria per la
moto, 440 km sono quelli che abbiamo fatto con la moto al traino.
Mentre cambiamo la batteria in strada si avvicina un signore che
ci chiede da quale nazione veniamo, italiani? Anche io lo sono,
gli chiedo di dove, di vicino Modena, quanti anni sono che è
in Argentina? Sono arrivato da piccolo, non riesco a dare un significato
alla risposta ma quando ci saluta lo vedo emozionato, chissà
che tipo di pensieri gli sono passati per la mente, questa è
stata la mia riflessione.
All'indomani in pieno relax giungiamo a Salta visitando i luoghi
circostanti. Ora la nostra meta è Buenos Aires, per tutte
le vicende che ci sono accadute non possiamo permetterci altri itinerari,
1600 km ci separano dalla capitale, vi giungiamo il giorno venerdì
alle 10 della sera, saremo ospiti di Laura una italo-argentina incontrata
l'anno prima in Colombia, la sua ospitalità e disponibilità
ci saranno di aiuto per sbrigare le ultime formalità, cioè
quello di mettere nelle casse le moto per spedirle in Italia.
Infatti a seguito di una e-mail in cui gli chiedevamo di reperirci
dei legni già a misura per costruire le casse, ci ritroviamo
con tutto il materiale in casa, trascorriamo il sabato a preparare
le casse, poi la domenica in sella alle moto giriamo per la capitale,
viali ampi con 7 corsie per ogni senso di marcia, quanto è
lontana l'Argentina attraversata dal nord a Buenos Aires, ma non
è finita, bastano due passi nel quartiere di San Telmo per
ritrovare l'Argentina delle tradizioni, un palcoscenico di gente
che recita per strada o chi si esibisce nel classico "TANGO"
o chi vende qualsiasi cosa dalle cose più strane a guardaroba
familiari.
Al ritorno sostiamo sul lungo mare , IL MAR DEL PLATA, mi tornano
in mente le parole e i pensieri dell'anno prima, oceano Atlantico,
Pacifico e di nuovo Atlantico, un tassista il giorno dopo, dopo
avergli spiegato del viaggio dell'anno prima e quello attuale esclamerà
come il CHE, no il paragone non ci sta il personaggio è di
altra statura, altra cosa, altri tempi, ma il fascino del sud America
rimane, in 10 anni tre viaggi in moto, un motivo ci sarà,
se proprio c'è una cosa di cui sono fiero è quella
di aver affrontato tutto il viaggio, specialmente la Bolivia senza
GPS e senza assistenza mettendo alla prova noi stessi, senza mai
perdere il controllo della situazione e specialmente la fiducia
reciproca, lontani dal nostro mondo garantista e dissolvendo un
po' uno stereotipo consolidato
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